La schiaccia biraca di Rio e Capoliveri

Conosciamo l’isola d’Elba per le sue spiagge, per le sue attrazioni naturali, anche per le sue attività outdoor, tra le altre cose. Oltre a queste attrazioni, naturali e non, non dobbiamo dimenticarci però anche del suo patrimonio culinario, la schiaccia briaca per prima.

Facile immaginarsi che in un’isola tutto nasca e serva per il mare. Non c’è eccezione nemmeno in questo caso. Lavoro duro, ritmi duri, giornate estenuanti. Per questo chi lavorava lì, in mezzo al mare, aveva bisogno di forze, di energia da bruciare. Nacque così l’idea di preparare un pasto che garantisse ai pescatori energia, ma allo stesso tempo che potesse durare per molto tempo. Nacque così la schiaccia briaca.

Con il tempo da essere un pasto per chi lavorava in mare è diventato un dolce tipico. Definita “briaca” perché al suo interno si può trovare sia l’aleatico che l’alchermes.

In due versioni, secondo due antiche ricette e equamente distribuite in due versanti dell’Elba da buona tradizione campanilistica, la schiaccia si trova così con e senza alchermes. Questa infatti la principale distinzione tra le due versioni.

Si tratta di un dolce secco, non lievitato, da mangiare dopo i pasti e possibilmente accompagnato dall’aleatico. Fa parte di una serie di prodotti locali ed è anche un’ottima idea regalo, insieme a una bottiglia di uno dei vini DOC dell’isola d’Elba, per esempio.

L’alchermes è il discriminante dicevamo: la sua presenza o meno infatti contraddistingue la versione riese (con) da quella capoliverese (senza alchermes).

Tra gli ingredienti ci sono anche pinoli e uvetta, per la ricetta completa vi rimandiamo al blog di Giallo Zafferano.

Potete trovare entrambe le versioni in quasi tutti i supermercati dell’isola, oppure commentate qui sotto e vi faremo sapere dov’è il punto più vicino a voi per acquistare questo dolce tipico dell’isola d’Elba.

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